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Un ricercatore non ha mai visto
la propria opera tutta insieme.

La conosce dall'interno, un lavoro per volta, per come l'ha vissuta. Un osservatorio del campo gliela mostra dall'alto: quarant'anni in un quadro solo, i filoni che nascono e si spengono, e le domande di oggi con il riferimento accanto a ogni risposta.

Che cos'è

Un insieme di pagine private, costruite sui lavori che una persona ha pubblicato. Non c'è nulla da installare, non ci si iscrive a niente e non si inserisce nulla: l'osservatorio arriva già fatto, e da lì in avanti si aggiorna da sé.

Nasce da un identificativo pubblico — quello con cui il ricercatore è già censito nella letteratura — e da lì prende la sua opera, il suo campo e chi lo cita.

L'opera intera, divisa in stagioni

La produzione di una vita non si racconta tutta insieme: si taglia in stagioni, e le stagioni non sono i decenni. Le decide il ritmo con cui quella persona ha davvero pubblicato — si stringono dove i lavori si infittiscono.

Su una carriera vera di cinquantun anni e 1.717 lavori, l'osservatorio ha prodotto otto stagioni: quindici anni per i primi settantatré lavori, tre anni per gli ultimi duecentosettantuno. 1.715 lavori su 1.715 sono finiti in una mappa: nessuno lasciato fuori, nessuno contato due volte.

Le mappe del campo

Accanto alla propria opera ci sono le mappe dei temi su cui si lavora, costruite sulla letteratura di quel campo — con i propri lavori segnati dentro, per vedere dove ci si trova rispetto a tutto il resto.

C'è anche il planisfero: dove nel mondo si fa oggi questa ricerca, quali istituti, e da dove arrivano le citazioni.

Le domande, e il coraggio di non sapere

Si fanno domande al proprio campo e si ricevono risposte che citano soltanto lavori veri, con il riferimento accanto a ogni frase.

La cosa di cui andiamo più fieri è quello che succede quando la risposta non c'è. In un caso vero, alla domanda su quale test dimostri che una sostanza è cancerogena, il sistema ha risposto che nessuno dei lavori che aveva descriveva quel tipo di test — invece di costruire una risposta plausibile.

E ha fatto la cosa che serve davvero: ha proposto di allargare il campo, con il tema già scritto. Approvato il tema, in pochi minuti sono entrati 195 lavori nuovi e 22 testi pieni; la stessa domanda, rifatta, ha risposto con dodici fonti.

La biblioteca

Dei lavori che compongono un campo, una parte ha il testo pieno liberamente accessibile: l'osservatorio se li prende da sé e li tiene in casa, così le risposte nascono dai testi interi e non dai soli riassunti.

Su quella carriera da 1.717 lavori, 843 — il 49% — erano ad accesso libero. La proporzione cambia molto da disciplina a disciplina, e lo diciamo prima: in certi campi gli editori non aprono quasi nulla.

I lavori ritrattati

Per ogni lavoro citato, l'osservatorio controlla se nel frattempo è stato ritrattato. Su una carriera con quasi diecimila riferimenti ne ha trovati sedici.

Non è un numero che si scopre a mano, e nessuno dei ricercatori a cui è successo lo sapeva.

Ogni giorno, e ogni settimana

Un radar quotidiano dei lavori nuovi usciti sui propri temi. Un osservatorio settimanale di chi cita quel lavoro, e di che cosa si sta muovendo intorno.

E uno scrittoio per preparare figure, schemi e presentazioni partendo dai propri materiali — con gli schemi che avanzano quando lo decide chi parla, non prima.

Che cosa non è

Non è un motore di ricerca: non serve a cercare in tutta la scienza, serve a guardare dall'alto un campo solo.

Non è un assistente generico: risponde solo sui lavori che ha, e quando non li ha lo dichiara.

Non è un archivio da riempire: il ricercatore non inserisce nulla. Riceve.

Per chi è

Oggi lo abbiamo costruito e provato nella ricerca biomedica, ed è lì che sappiamo che funziona. Fuori da quell'area abbiamo un tentativo, non una prova: preferiamo dirlo, piuttosto che promettere una cosa che non abbiamo ancora visto.

Le pagine sono di chi le riceve

Si aprono con una propria parola d'ordine, e nessun dato di un ricercatore entra nell'osservatorio di un altro: è una condizione verificata da un controllo automatico a ogni giro, non una promessa.

Funzionano anche senza rete, con un doppio clic, da una chiavetta — e su un tablet vecchio o con la grafica tridimensionale spenta si aprono lo stesso, in una versione più leggera che arriva da sola.